Regime di deduzione degli interessi passivi: guida operativa per le imprese

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La gestione degli oneri finanziari non è un tema solo contabile ma una leva strategica che incide direttamente sulla fiscalità d’impresa, sulla pianificazione finanziaria e sulla sostenibilità del debito.

Con la riforma introdotta dal D.Lgs. n. 142/2018 (recepimento delle direttive europee ATAD), il legislatore ha ridefinito in modo strutturale le regole di deducibilità degli interessi passivi per i soggetti IRES, imponendo alle imprese un approccio più consapevole e tecnico.

Comprendere queste regole oggi non è più opzionale: è una condizione necessaria per evitare inefficienze fiscali e rischi nella gestione.


Il principio base: la deducibilità non è automatica

Nel regime attuale, gli interessi passivi non sono integralmente deducibili: la loro deduzione è subordinata a un meccanismo che si basa su due elementi:

  • gli interessi attivi maturati
  • il risultato operativo lordo (ROL)

In sintesi, gli interessi passivi sono deducibili:

  1. fino a concorrenza degli interessi attivi
  2. per l’eccedenza, nei limiti del 30% del ROL

Questo significa che la capacità fiscale di dedurre gli oneri finanziari dipende direttamente dalla redditività operativa dell’impresa.


Cos’è il ROL e perché è centrale

Il ROL (Risultato Operativo Lordo) rappresenta la differenza tra:

  • valore della produzione
  • costi della produzione (al netto di ammortamenti e leasing)

È un indicatore fondamentale perché misura la capacità dell’impresa di generare margini dalla gestione caratteristica ed è proprio su questo valore che si calcola il limite del 30% per la deduzione degli interessi passivi.


Esempio concreto: quanto puoi dedurre davvero?

Per rendere chiaro il meccanismo, consideriamo un caso pratico.

Dati aziendali:

  • Interessi passivi: 45.000 €
  • Interessi attivi: 5.000 €
  • Valore produzione: 200.000 €
  • Costi produzione: 190.000 €
  • Ammortamenti: 10.000 €

Calcolo:

  1. Deduzione immediata:
    • fino agli interessi attivi → 5.000 €
  2. Calcolo ROL:
    • (200.000 – 190.000 + 10.000) = 20.000 €
  3. 30% del ROL:
    • 20.000 × 30% = 6.000 €
  4. Deduzione totale:
    • 5.000 + 6.000 = 11.000 €

Risultato:

  • Interessi deducibili: 11.000 €
  • Interessi non deducibili (riportabili): 34.000 €

Questo esempio evidenzia un punto chiave: una gestione finanziaria non ottimizzata può generare costi fiscalmente “bloccati” per anni.


Il riporto delle eccedenze: un’opportunità da gestire

Gli interessi passivi non dedotti possono essere riportati negli anni successivi senza limiti temporali e saranno deducibili quando ci sarà capienza (ROL o interessi attivi).

Il ROL inutilizzato, invece è riportabile solo per 5 anni e questo crea una dinamica complessa che richiede pianificazione:

  • quando conviene finanziare?
  • come strutturare il debito?
  • quando è opportuno rinviare gli investimenti?

Ambito di applicazione: cosa rientra negli interessi

La normativa include:

  • interessi su mutui e finanziamenti
  • oneri da leasing
  • interessi su obbligazioni
  • componenti finanziarie assimilate (commissioni, oneri accessori)

Non tutti gli interessi però seguono questa regola infatti alcuni sono totalmente indeducibili oppure soggetti a regimi speciali (banche, assicurazioni, holding).


Le criticità operative per le imprese

Nella pratica, le principali difficoltà riguardano:

  • Errori di classificazione: non tutti i costi finanziari vengono correttamente identificati
  • Calcolo errato del ROL: un ROL non correttamente determinato altera completamente la deducibilità
  • Mancanza di pianificazione: molte imprese contraggono il debito senza prima valutare l’impatto fiscale e non monitorano le eccedenze
  • Disallineamenti contabili e fiscali: soprattutto nei leasing e nelle operazioni strutturate

Regola fiscale o leva strategica?

Ridurre il tema della deducibilità degli interessi a un semplice calcolo è un errore infatti la disciplina impatta direttamente su:

  • struttura finanziaria dell’impresa
  • redditività fiscale
  • pianificazione degli investimenti
  • sostenibilità del debito

Un’impresa che non governa questi aspetti rischia:

  • inefficienze fiscali rilevanti
  • minore capacità di crescita
  • esposizione a contestazioni

Il ruolo del professionista: da calcolo a strategia

In questo contesto, il ruolo del Consulente cambia radicalmente.

Non si tratta più di verificare a posteriori la deducibilità ma di progettare la struttura finanziaria, simulare scenari fiscali e ottimizzare le scelte di investimento.

Un approccio evoluto come concepito da I’M IMPRESA, rende coerente la scelta della società con le implicazioni che questa determina: avere come punto di riferimento un Consulente esperto in materia di controlli fiscali e gestione della strategia fiscale è determinate per l’impresa per poter agire in modo consapevole e soprattutto sostenibile.

Questo comportamento ha come scopo quello di prevenire criticità e migliorare la marginalità fiscale.

Grazie per l’attenzione.


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